2/06/2008

Il bando della discordia

Nel numero speciale di Ateneo di Gennaio, due articoli hanno catturato la mia attenzione, il primo dal titolo “Se la didattica è un cantiere sempre aperto” in cui l’autore, che è il prof Mario Morcellini preside della Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza, fa una rivisitazione delle contraddizioni della 3+2.
Il secondo dal titolo “Il nostro tempo”, autrice Benedetta Cosmi Rappresentante degli Studenti di Scienze della Comunicazione della Sapienza , denuncia una contraddizione in essere nell’Ateneo dove se da una parte si parla sempre con grande enfasi di promuovere l’eccellenza, dall’altra si fanno dei bandi che di fatto sono di segno opposto.
L’articolo denuncia che “le borse di tesi all’estero che, indette a giugno, si rivolgono solo a chi nell’anno accademico 2006/07 era iscritto al secondo anno, e quindi solo a quanti, al momento in cui risultano vincitori, giacciono almeno al primo fuori corso (vedi l’iscrizione tassa di novembre) è un paradosso denunciato in questi giorni.
In poche parole, tu studente sei in corso non puoi partecipare al bando, sei fuori corso si.
Fermo restando che io personalmente non credo che discriminando gli studenti fra coloro che sono in corso o fuori corso si promuova l’eccellenza nell’Università, rimane il fatto che questa borsa di studio ha del grottesco e per tanto mi appello al prof Mario Morcellini preside di Scienze della Comunicazione della Sapienza per un’ ulteriore rivisitazione di tale contraddizione.

Antonio Nesci

2/03/2008

Bocciato il ministro Mussi

Da tempo il Ministro dell’Università e della Ricerca Fabio Mussi sostiene che sia ora di cambiare le norme dei concorsi dei Ricercatori Universitari.
Ogni Ateneo può costituire commissioni ad hoc, l’effetto è che si produce un reclutamento localistico e non trasparente.
Dopo numerose bozze e linee guida, il 7 dicembre 2007 Mussi ha emanato il Decreto Ministeriale con un nuovo regolamento dei concorsi da Ricercatore.
L’idea del Ministro è questa: si fanno delle Commissioni di Esperti internazionali, a cui vengono inviati i curriculum e pubblicazioni dei candidati, queste super commissioni devono restare anonime e vengono composte dai migliori.
In una seconda fase il Rettore nomina una Commissione Locale di soli docenti che ascolta i candidati che rientrano nella lista ristretta e che possiedono altri requisiti indicati dal Ministero, segue la valutazione e graduatoria definitiva.
Un’ulteriore novità riguarda la prova del candidato che non prevede più come oggi dei compiti scritti, ma solo un seminario pubblico sui risultati che i candidati stessi ritengono più interessanti e significativi della propria ricerca.
Tutto ciò è stato bocciato dalla Corte dei Conti che ha motivato questa scelta in sei punti:
esiste una gerarchia delle fonti giuridiche, il Decreto Ministeriale non può ridisegnare materie regolate per Legge dello Stato;
1 il Decreto Ministeriale tende a vanificare anche le competenze rimesse a organi universitari;
2 il Decreto doveva essere emanato entro il 31 marzo 2007;
3 il Regolamento fa riferimento alla sua emanazione e non alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale;
4 la Commissione esterna espropria di fatto la Commissione Locale della funzione di organo tecnico del concorso;
l’anonimato della Commissione Esterna va contro le regole di trasparenza.
Il Ministro Mussi non è sembrato turbato da questa presa di posizione della Corte dei Conti e noi rimaniamo in attesa dei nuovi sviluppi.

Antonio Nesci

Venti mesi

È durato venti mesi. Se me lo avessero detto venti mesi fa, non ci avrei creduto. Alla fine Prodi II è caduto sotto i colpi di Mastella & co. Che sarebbero stati loro, i centristi, invece che la Sinistra, a creare problemi a Prodi, si era capito fin dall’inizio; precisamente dal giorno della votazione per eleggere il Presidente del Senato. Durante quella votazione infatti tre distratti senatori dell’Unione (si proprio tre, quanti i senatori dell’Udeur) avevano confuso Franco Marini con un tale di nome Francesco. Si capì fin da quel messaggio, neanche troppo velato, che l’intera coalizione sarebbe stata ostaggio di quel trio neocentrista capeggiato dal prode Mastella. Ovviamente lo sparuto gruppetto non agiva in nome di interessi particolari, ma si faceva portatore degli interessi di una parte consistente dell’elettorato, circa l’uno per cento.
La responsabilità della fine prematura del governo non può essere imputata semplicisticamente nè a Mastella e Dini, né alla eccessiva eterogeneità della coalizione, né alla (destabilizzante) nascita del Pd. Per governare con più tranquillità e stabilità sarebbe bastata una sola, semplicissima cosa: vincere le elezioni. Ebbene sì, bisogna finalmente ammetterlo: questa coalizione di centro-sinistra è riuscita a non stravincere le elezioni dopo cinque anni di disastri berlusconiani. Questa coalizione, dopo la schiacciante vittoria alle regionali, è riuscita a dilapidare un enorme vantaggio nel giro di pochi mesi. Questa coalizione è riuscita a perdere in Italia, e vincere solo grazie ai voti degli italiani all’estero (diritto, quello del voto degli italiani all’estero, da togliere al più presto).
Si è provato a dare la colpa alla legge elettorale, scordandosi di ricordare che la coalizione di centro-destra ha preso più voti al senato. Oggi, col senno di poi, è fin troppo facile ammettere che il governo di unità nazionale, invocato adesso con tanta veemenza dalla maggioranza del centro-sinistra, sarebbe stato venti mesi fa la soluzione più logica e più responsabile di fronte a un sostanziale pareggio. Ma chi può biasimare i vari Prodi, D’Alema, Fassino, Bertinotti e Rutelli? Quella notte del 10 aprile 2006 io ero in piazza Piazza Santi Apostoli e ricordo benissimo il mio stato d’animo; non avrei accettato mai e poi mai di condividere quella risicatissima vittoria, tanto meno di condividerla con Berlusconi. Questo devono avere pensato i leader dell’Unione, questo è quello che pensava tutto unito il “popolo” del centro-sinistra. Nessuno probabilmente avrebbe accettato, dopo una campagna elettorale piena d’odio con non mai, l’idea di scendere a patti con il “nemico” e forse per questo allora i leader del centro-sinistra non se lo sono potuti permettere.
E invece eccoci qui oggi, con Prodi ormai a casa a fare il nonno e nuove elezioni, che vedranno come vincitore certo Berlusconi, come unica via d’uscita all’orizzonte. La colpa di tutto ciò è di Mastella? Di Dini? Della “porcata” elettorale? No. La colpa è di chi venti mesi fa, non ha saputo nell’interesse del paese, scegliere con lungimiranza. Un’altra prova, l’ennesima, che questa classe politica incompetente va resettata.

Emiliano Dictor


2/02/2008

Cade il governo. Ora c’è bisogno di un vero programma


Il governo è caduto. Un ramo del parlamento ha negato la fiducia a Prodi, così come era accaduto nel 1998. Dieci anni fa fu Rifondazione Comunista alla Camera, ora è stata l’Udeur di Mastella al Senato a sancire la sconfitta del Professore. Ma la vera differenza sta nelle motivazioni: nel ’98 si trattò di ragioni politiche, stavolta invece si può parlare di questioni personali.
La crisi di governo è stata infatti aperta da Clemente Mastella, ministro della Giustizia, senatore e capo dell’Udeur. Indagato per alcuni presunti reati commessi in Campania assieme alla moglie, arrestata, Mastella ha deciso di dimettersi da guardasigilli. Pochi giorni dopo arriva la notizia che l’Udeur si sfila dalla maggioranza e non voterà la fiducia al governo, che a Palazzo Madama ha una maggioranza risicata. Mastella motiva la sua scelta ufficialmente con “la mancata solidarietà” che avrebbero dovuto dargli le altre forze del centro-sinistra (come se avesse dimenticato quei vergognosi applausi bipartisan durante il suo discorso nel passo in cui ha attaccato la magistratura). Tuttavia non bisogna essere molto maliziosi per pensare che a determinare la scelta del suo partito sia stato il fatto che ormai non c’era più la “poltrona” da ministro da mantenere. Ma c’è anche chi legge la questione come un tentativo di bloccare una possibile riforma elettorale che avrebbe impedito ai piccoli partiti come il suo di poter ricattare un’intera maggioranza di governo. E, infine, qualcuno ha sottolineato la vicinanza temporale tra le accuse di Bagnasco al governo per la vicenda della visita di Razinger all’università e l’annuncio di Mastella. Fatto sta che, qualsiasi sia la ragione, Mastella ha provocato la caduta del governo e, con molta probabilità, riconsegna così il paese in mano a Berlusconi.
Ora il centrodestra, fino a ieri spaccato, si è immediatamente ricompattato per chiedere elezioni anticipate. Il centrosinistra invece propone l’ipotesi di un governo istituzionale che faccia, prima di tornare alle urne, una riforma elettorale, anche se probabilmente l’obiettivo di Veltroni è evitare il voto immediato perchè sa che in questo momento l’impopolarità che aveva raggiunto l’Unione potrebbe portare a una vittoria larghissima del Cavaliere.
Il problema del centro-sinistra non è risolvibile con una riforma elettorale, poiché il nostro è un Paese in prevalenza berlusconiano: anni delle tv commerciali del Biscione hanno avuto il loro effetto sulla mentalità e sulla cultura italiana. Per sconfiggere Berlusconi si è creata una coalizione troppo ampia, troppo eterogenea, che sin dal primo giorno di governo è stata caratterizzata dalle liti interne (sinistra radicale e riformisti, diniani e democratici, mastelliani e dipietristi, e chi più ne ha più ne metta). Una coalizione di questo tipo non può governare, e questo per il centrosinistra deve essere un’importante lezione per la prossima campagna elettorale. Forse, sarà meglio iniziare a fronteggiare Berlusconi non su un piano esclusivamente elettorale, che poi come si è visto porta comunque a governi divisi all’interno e immobili, ma sul piano di programmi politici. In altre parole, sarà meglio mettere da parte l’ambizione di governare e dedicarsi invece a fare un’opposizione seria, basata sui contenuti e non, come è stato in passato, semplicemente sull’anti-berlusconismo.
Andrea Pranovi
andrea.pranovi@underpress.it

1/26/2008

In nome della laicità



E’ nella solidarietà a Papa Benedetto XVI che troviamo il vero significato della parola laicità.
La laicità è una prassi di civiltà, un insieme di procedure che offrono solide garanzie istituzionali alla libertà.
Chi si professa laico non si mostra indifferente rispetto alle scelte politiche e al dibattito culturale, cercando sempre il confronto.
Tutto ciò non vale all’interno dell’Università la Sapienza di Roma, nella quale una minoranza di docenti e studenti dei collettivi sono riusciti ad imbavagliare il Papa e cancellare uno dei pilastri fondamentali dell’Università, la laicità.
Ma tutto ciò oggi si sta trasformando in un formidabile autogol. Tutti parlano del Papa, visto anche il grandissimo successo dell’invito del cardinale Camillo Ruini ai fedeli di partecipare all’Angelus di domenica 20 gennaio 2008 che ha portato in piazza 200 mila credenti e non, per esprimere la solidarietà Benedetto XVI e che ha prodotto una nuova consapevolezza nell’essere cristiani e laici.
Non posso non rimproverare al Magnifico Rettore della Sapienza Renato Guarini una pessima gestione degli eventi, frutto anche di un buonismo dell’Università verso i collettivi i quali hanno dimostrato la loro vera natura anti liberale di queste nuove camice rosse.
Libertà, Libertà, Libertà.

Antonio Nesci

1/22/2008

Non habemus papam


Non habemus papam. Con queste parole su uno striscione la facoltà di fisica ha festeggiato la mancata partecipazione del papa all’inaugurazione dell’anno accademico dell’università la Sapienza che si è svolta giovedì 17 gennaio 2008 e che, appunto, avrebbe dovuto avere come “ospite d’onore” joseph ratzinger. La rinuncia da parte del papa è avvenuta il 15 gennaio ,due giorni prima dell’appuntamento, dopo giorni di roventi polemiche che avevano coinvolto il mondo accademico. Polemiche che riguardavano proprio la presenza del pontefice a tale evento, giudicata inopportuna da molti professori e studenti (altro che sparuta minoranza). Alla fine, visto il clima di tensione venutosi a creare intorno all’evento, la santa sede ha deciso di declinare l’invito.
Il dettaglio non è insignificante. È stato il papa ha rinunciare. Nessuno ha impedito a chicchessia di intervenire. Che ora si parli di censura nei confronti del papa fa abbastanza ridere. Anzi, fa anche un po’ arrabbiare, detto da chi da secoli non fa altro che mettere al rogo gli eretici. Da quando esprimere dissenso significa censurare? Il processo a Galileo Galilei, quello è un esempio di censura. Questo è il papa che ha definito quel processo “ragionevole e giusto”.
Alcuni hanno addirittura affermato che quanto è successo mette in pericolo la laicità dello stato. E pensare che è stata la settimana in cui si è rimessa in discussione la legge 194 sull’aborto e Ferrara ha affermato che l’aborto è un omicidio. Ma forse sono io che vedo la realtà in modo distorto.
Alla fine comunque, nonostante qualche momento di tensione, la cerimonia si è svolta abbastanza tranquillamente. Alcuni professori hanno disertato l’avvenimento per protesta e gli studenti cattolici hanno protestato con una bandana sulla bocca per la censura ai danni di benedetto XVI. Già. Poveri cattolici. Adesso come faranno a esternare al mondo le loro opinioni? Saranno costretti ad andare sul palco all’Ambra Jovinelli?
Per finire, un consiglio. Gli studenti cattolici tengano pure le bandane sulla bocca, nessuno sentirà la mancanza delle loro parole.

Emiliano Ginn

1/20/2008

La politica cambia i nomi,
ma resta sempre la stessa

Milioni di persone a votare per le primarie. Era iniziata così, nell’entusiasmo generale, l’avventura del Partito Democratico, la nuova formazione di centro-sinistra figlia della fusione tra Ds e Margherita. Tuttavia, nel giro di qualche mese ecco che si scoprono gli altarini: il partito, che doveva essere un grande esempio di rinnovamento della politica italiana, diventa teatrino dei battibecchi tra i soliti personaggi rimasti ancora legati alle fazioni d’origine e preoccupati di vedere scalfito il loro potere. Per non parlare del programma: su molti aspetti c’è ancora tanta confusione, come dimostrano i continui contrasti sulle questioni etiche. Il Partito Democratico è nuovo solo nel nome. Invece che rappresentare l’inizio della trasformazione di una politica che ha ormai stufato gli elettori, il nuovo partito non fa altro che accelerare quel processo di “americanizzazione” della politica, per cui l’ideologia viene rimpiazzata dal marketing. Insomma, la sinistra italiana cerca di far sua la strategia che ha portato Berlusconi a dominare il paese: pochi contenuti e tanta apparenza.
E il Cavaliere? Dopo la spallata non riuscita in occasione del voto sulla finanziaria al senato e il conseguente calo di consensi ha deciso un “restyling” del suo partito. Forza Italia diventa infatti il partito del Popolo delle Libertà, così come hanno scelto milioni di italiani (almeno così dice Berlusconi) che hanno fatto file ai gazebo per scegliere non i contenuti o i personaggi del nuovo partito (che restano gli stessi identici di prima), ma il nome. Una gran bella prova di democrazia…
di Andrea Pranovi
andrea.pranovi@underpress.it





1/07/2008

Pillole dal CdF di Scienze della Comunicazione

Venerdì 21 dicembre 2007 si è svolto il Consiglio di Facoltà di Scienze della Comunicazione seduta allargata a tutte le componenti, che aveva l’ obiettivo di buttare le basi per una nuova riorganizzazione della Didattica e il riposizionamento dell’offerta, viste le nuove disposizioni del Ministero
La novità più importante, passata a maggioranza, è il via dato dal Consiglio alla presidenza per verificare se ci sono le condizioni per rivedere la modalità della verifica finale della triennale e di conseguenza anche della specialistica (magistrale) e la possibile eliminazione sia dalla triennale che dalla specialistica (magistrale) del numero chiuso.
La volontà della presidenza, espressa molto chiaramente dal preside Mario Morcellini, è di modificare l’attuale Tesi della triennale con una verifica fatta da una commissione, mentre alla specialistica verrà richiesta una Tesi molto più corposa nei contenuti.
Anche il numero chiuso sia alla triennale che alla specialistica (magistrale) non è più visto come una necessità per la nostra presidenza e l’obiettivo è la sua graduale eliminazione.
Approfondiremo, sicuramente, questi temi nei prossimi numeri nel frattempo vi invito a scrivere alla nostra e-mail:
officina_sdc@yahoo.it per farci sapere che ne pensate e a visitare il nostro sito: www.officinasdc.altervista.org dove troverete le registrazioni audio del Consiglio di Facoltà.

Di Antonio Nesci


VIDEO:

11/11/2007

INTERVISTA:
Alla nuova dirigente prof.ssa Monica Nanetti N1
http://it.youtube.com/watch?v=6t-tLL4mCdc
Alla nuova dirigente prof.ssa Monica Nanetti N2
http://it.youtube.com/watch?v=uWpqmHNPmmo
Alla nuova dirigente prof.ssa Monica Nanetti N3
http://it.youtube.com/watch?v=bFlmDXBAegY
Alla nuova dirigente prof.ssa Monica Nanetti N4
http://it.youtube.com/watch?v=TIIXjh3u-3s

8/30/2007

LISTA CIVICA ROMA PER VELTRONI "Municipio 19" Partito Democratico

La convinta adesione al Partito Democratico che il Coordinamento della Lista Civica Roma perVeltroni Municipio 19 ha raccolto proponendosi con il
proprio impegno nel contribuire al successo delle primarie del 14 ottobre non fuga tutte le nostre perplessità sull’operato della Lista Civica. Abbiamo colto e continuiamo a cogliere gli appelli di Walter Veltroni ad aprire alla società civile, al mondo del lavoro, delle professioni, del volontariato: proprio lo stesso mondo al quale si faceva appello per le candidature alla Lista Civica, peraltro rispettato solo in parte. Condividiamo questo reiterato desiderio di mescolanza del sindaco e candidato Segretario del PD, fa parte della nostra cultura politica e della nostra impostazione “civica”, ma notiamo che a poche settimane dalla stesura della lista dei candidati tutto sia ancora avvolto da un fitto mistero complice magari anche l’estate che forse è giunta anche “provvidenziale”. Chi decide le candidature nelle liste? Con quale criterio? Davvero con quello indicato da Veltroni? Il sindaco ha annunciato centinaia di nomi (circa cinquecento?) da proporre agli organismi locali, ma noi che abbiamo rappresentato e cerchiamo di rappresentare il civismo in politica in che modo potremo incidere nel Partito Democratico senza lasciare il predominio ai partiti (DS e Margherita) che comunque avranno la parte ineluttabilmente preminente? Di questo se n’è parlato ben poco e probabilmente parte della responsabilità va addebitata al fatto che un autentico coordinamento della Lista Civica non sia mai esistito realmente. Ci sono ancora troppi interrogativi e la sensazione è che ci possa essere l’interesse a ragionare a fatto compiuto senza condividere in pieno né una strategia né un percorso comune che dovrebbe essere uno degli assi portanti di una lista civica e democratica che negli anni ha voluto e cercato di smarcarsi da logiche asfissianti di partiti chiusi e autoreferenziali. Proprio da questo la Lista Civica trae la sua forza, ma non vogliamo che la debolezza che ne consegue – quella di non avere una solida struttura – possa prendere il sopravvento se già non l’abbia fatto. Gli incontri dell’Holiday Inn sono sempre stati importanti, ma la sensazione che ci hanno lasciato al termine è stata un po’ quella del “rompete le righe” con i nostri bei propositi che ognuno riporta nel proprio Municipio senza che un’autentica rete si sia messa davvero in moto. Il rischio è quello concreto di entrare in un Partito Democratico in ordine sparso, senza una precisa identità civica, fatto che favorirà quella tendenza all’annessione e alla cooptazione classica di chi ha vissuto una vita di partito; il risultato sarebbe quello di disperdere tante energie civiche per scioglierle in maniera poco incisiva o marginale in un megapartito di apparati. Poi forse sarebbe il caso di chiarire se in futuro, come annunciato, ci potrà essere davvero ulteriore spazio a livello locale per le liste civiche pur lavorando con il Partito Democratico. In tal caso sarà opportuno attrezzarci diversamente da come abbiamo fatto fino ad ora proponendoci come un modello collaterale, sperimentando nuove forme di fare politica con la nostra capacità di attrazione nei confronti di quel mondo svincolato dal quello propriamente politico e magari contribuendo a fermare la pericolosa pulsione di “antipolitica” che si sta sviluppando nel nostro paese. Se altre esperienze di liste civiche dovessero esserci nel futuro sarà il caso di non mandare dilettanti allo sbaraglio, ma di prepararli adeguatamente alla politica “di palazzo” per capirne i meccanismi e cercare in tempo le soluzioni per provare a cambiarlitramutandola in autentico servizio per il cittadino. Perciò formazione e attenta selezione dei candidati basata sull’appartenenza civica, sulla
meritocrazia, sul passato, su quanto si può dare in futuro e con logiche non spartitorie. Chiediamo un incontro urgente tra tutti i coordinatori della Lista Civica Roma per Veltroni, i consiglieri e tutti i membri delle
istituzioni, i simpatizzanti e tutti i civici che in questi anni hanno contribuito faticosamenteal tentativo di portare il civismo nella politica.

Coordinatori Municipio 19

8/25/2007

Tassazione unica delle rendite finanziarie dal 12,50% al 20%

Il progetto della tassazione unica delle rendite dal 12,50% al 20% è stata, nella campagna elettorale, un cavallo di battaglia del centro sinistra.
Già da queste prime battute però si notava un’ incongruenza sul metodo di attuazione di tale provvedimento nelle due anime del Centro sinistra, cioè fra la sinistra formata dai Centristi e i DS e l’estrema Sinistra.
Tale provvedimento, entrato anche nell’ultima manovra ma non attuato proprio per le divergenze all’interno della maggioranza, è stato ripreso con forza dai microfoni di Radio Popolare da Paolo Ferrero ministro della Solidarietà Sociale che fa capo a Rifondazione.
Ferrero afferma che <<>> e propone di aumentare la tassazione dal 12,50% al 20% per tutte le rendite e con una forma retroattiva.
Ciò ha provocato un polverone, perché la sinistra centrista vuole si un aumento, che comunque va definito in modo concordato all’interno della coalizione, ma è decisa a mantenere fuori i BOT, CCT, le obbligazioni bancarie e societarie, i buoni postali, buoni comunali e regionali e non accetta la retroattività, affermando che tale provvedimento colpirebbe duramente tutte le famiglie.
A Montecitorio si sta lavorando per trovare una soluzione che sarà presentata nella prossima finanziaria.
Ferrero comunque, sempre dai microfoni di Radio Popolare, avverte che i margini di un compromesso <<>> Però avverte sono necessarie <<>>
Nel frattempo le famiglie italiane rimangono alla finestra in un equilibrio precario...
di Antonio Nesci

(ANSA) - CORTINA D'AMPEZZO, 23 AGO - 'In questo Governo spicca la mancanza di coraggio di tagliare le spese improduttive'. Lo ha detto Luca Cordero di Montezemolo. Il leader di Confindustria accusa anche le nuove possibili proposte dell'esecutivo: "E' scandaloso che qualche esponente del Governo venga fuori con la tassazione delle rendite". Sui problemi del paese Montezemolo sostiene: "Le tasse rappresentano un'emergenza nazionale e l'altra priorita' e' la sicurezza".

8/13/2007

PER LE MATRICOLE

FACOLTA'
SCIENZE DELLA COMUNICAZIONE SAPIENZA
PRESIDE
MARIO MORCELLINI

http://it.youtube.com/watch?v=XTmGtpvRB3M