6/25/2008

OFF-LINE N21 del 25/6/2008


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http://off-line2.blogspot.com/
IN QUESTO NUMERO:
Intervista a Caparezza: "Nulla peggiora il Paese più del disimpegno" di Daniele Ferro
Europei di OFF-LENE di Andrea Pronovi

6/20/2008

Consiglio di Facoltà di Scienze della Comunicazione.

Roma, 20 giugno 2008 Ai professori di ruolo e fuori ruolo
Prot. n. 850/A.5 di I e II fascia
Ai ricercatori
Ai rappresentanti degli studenti
Ai professori a contratto
Ai docenti esterni titolari di affidamento
Ai rappresentanti dei collaboratori didattici
della Facoltà di Scienze della Comunicazione
e, p.c. Agli studenti della Facoltà eletti negli Organi Collegiali
Ai componenti dell’Osservatorio Studentesco
LORO SEDI



OGGETTO: Convocazione del Consiglio di Facoltà di Scienze della Comunicazione.
Seduta allargata a tutte le componenti – venerdì 27 giugno 2008 - ore 9.30 – Centro Congressi.


Caro collega,


il Consiglio di Facoltà è convocato, in seduta allargata a tutte le componenti, il giorno 27 giugno 2008 alle ore 9.30 presso il Centro Congressi di Via Salaria, 113, con il seguente o.d.g.:


Attività istituzionale di programmazione
1)Comunicazioni del Preside.
2)Offerta formativa e modalità di accesso per gli aa.aa. 2008/2009 e 2009/2010.
3)Organizzazione della didattica:
· calendario didattico
· tesi di laurea
· sito di Facoltà
· verbalizzazione elettronica
4)Risorse della Facoltà: personale, dotazioni e spazi.
5)Proposte di collaborazione e iniziative varie.
· Accordo di collaborazione tra Sapienza, RAI e Politecnico di Torino
· Scuole di Alta Formazione riconosciute dall’AIS
· Partecipazione al bando pubblico Innovascuola
· Partecipazione al progetto europeo ContentPlus 2008
6)Eventi ed iniziative culturali.
· Convegno in ricordo di Michele Pallottino
· Biblioteca Marotta
· Associazione culturale "Il Grillo": richiesta patrocinio



Attività istituzionale di amministrazione
7)Approvazione verbale seduta precedente.
8)Varie ed eventuali



Sei vivamente pregato di non mancare o di giustificare la tua eventuale assenza.

Il Preside
prof. Mario Morcellini

6/19/2008

OFF-LINE N'20 del 19/6/2008

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IN QUESTO NUMERO:
Goodbye Guarini-Antonio Nesci
Il "no" dell’Irlanda alla U.E., l’esultanza della Lega - Marco Pinchera
E' possibile vietare il fumo lungo il pergolato dellaSani?????? - Simone Muzly –
www.oncommunity.ning.com
GLI EUROPEI DI OFF-LINERubrica di Andrea Pranovi-Brava Italia, stavolta ci sei piaciuta-
LA LINGUACCIARubrica satirica di Taco-Democrazia dittatoriale-
Pubblichiamo di seguito una lettera inviata dauna studentessa ai rappresentanti degli studentidi Scienze della Comunicazione.

6/15/2008

Io speriamo che me la cavo.

Facoltà di Scienze della Comunicazione - Calendario didattico a.a. 2008-2009
Sessioni d'esame
- 1 settembre - 27 settembre 2008 (1 appello di tutte le materie dell’A.A. 2007/2008)
- 24 – 29 novembre (1 appello di tutte le materie dell'A.A.2007-2008 per i soli laureandi della sessione di febbraio, a seguito di - prenotazione presso il SOrT e per un massimo di 12 cfu per il Nuovo ordinamento o 2 esami per il Vecchio ordinamento)
- 8 gennaio – 28 febbraio 2009 (2 appelli di tutte le materie di cui si sono tenuti i corsi nel primo semestre e di tutte le materie dell’A.A. 2007/2008)
- 23 – 29 aprile 2009 (1 appello di tutte le materie per i soli laureandi della sessione di luglio, a seguito di prenotazione presso il SOrT e per un massimo di 12 cfu per il Nuovo ordinamento o 2 esami per il Vecchio ordinamento)
- 28 maggio – 4 giugno 2009 (1 appello di tutte le materie dell'a.a.2007/2008 per i soli laureandi della sessione di luglio, a seguito di prenotazione presso la segreteria didattica e per un massimo di 8 cfu per il Nuovo ordinamento o 1 esame per il Vecchio ordinamento)
- 8 giugno - 31 luglio 2009 (3 appelli di tutte le materie dell'A.A. 2008/2009)
- 2 settembre – 26 settembre 2009 (1 appello di tutte le materie dell’A.A. 2008/2009)
Sessioni di laurea (utilizzabili da tutti gli studenti)
- 20 ottobre - 10 novembre 2008 (seduta autunnale A.A. 2007-2008)
- 5 febbraio -28 febbraio 2009 (seduta invernale A.A. 2007-2008)
- 6 - 25 luglio 2009 (seduta estiva A.A. 2008-2009)
In relazione a tale scansione delle sedute di laurea, i termini per la consegna della domanda in segreteria (e dunque per il conseguimento del 96% dei crediti) e quelli per la consegna in segreteria degli ultimi cedolini d'esame per i restanti 8 crediti restano così fissati:
- per la seduta autunnale, rispettivamente il 31 luglio 2008 e 29 settembre 2008
- per la seduta invernale, rispettivamente il 1 dicembre 2008 e 15 gennaio 2009)
- per la seduta estiva, rispettivamente il 30 aprile 2009 e 5 giugno 2009)
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Il titolo dell' articolo rispecchia appieno il mio stato d' animo dopo che ho letto, con grande attenzione, l'e-mail che riportava l'illustrazione del nuovo calendario didattico.
Voglio partire dalla parte positiva e mi riferisco alla grande attenzione rivolta ai laureandi, gli unici che anche nel prossimo anno potranno beneficiare degli appelli intermedi, ma allo stesso tempo rimango estremamente diffidente visto che mi sarei aspettato qualcosa di più.
Mi riferisco alla mancata presentazione del nuovo calendario dei percorsi di laurea nel quale si dovrebbe verificare una sensibile diminuzione dei moduli grazie ad un percorso di accorporo.
Già in un precedente articolo ho anticipato che dal prossimo anno accademico vi sarà una rimodulazione dei crediti passando dagli attuali 2-4-8 a 6-9-12 con una sensibile azione di accorporo delle diverse discipline, ed è proprio in questo nuovo percorso che si va ad inserire la nuova progettazione degli appelli.
Ciò che io noto è che fino a questo momento gli studenti non sono stati informati su come si effettuerà questo percorso di accorporo, ma dal documento della presidenza che illustra la nuova rimodulazione degli appelli possiamo giungere a due conclusioni:
1) gli appelli intermedi sono stati eliminati (tranne per i laureandi)
2) i moduli da 30 ore che equivalgono a 4 crediti non spariranno.
Io avrei preferito per un fatto di serietà e trasparenza presentare tutto il "pacchetto" nella sua interezza, visto che qualche mente malata potrebbe anche pensare che è stato fatto ad arte sia per testare gli umori degli studenti che per rimandare la parte più spinosa, cioè l'accorporo, ad un momento più favorevole.
Naturalmente queste sono solamente mie congetture, pertanto mi permetto di invitare sia i docenti che gli studenti a partecipare a questo dibattito su OFF-LINE e alla presidenza, nelle persone del pres. Mario Morcellini e del vice preside Bruno Mazzara, colmare questa lacuna.

Antonio Nesci

Mega truffa nell’ambiente sanitario milanese

San Raffaele, San Carlo, San Donato, Sant'Ambrogio, San Giuseppe, Santa Rita e San Pio X: la crème della sanità privata lombardaè nel mirino dell'autorità giudiziaria. Sembra essere dunque questa l’ultima "bomba" scoppiata negli ambienti sanitari nazionali. Milano ed i suoi più illustri ospedali è al centro di questa incredibile nonché deleteria inchiesta, condotta dalla procura del capoluogo lombardo. La truffa è stata smascherata dall’Espresso che sembra tornare alla ribalta dopo la precedente indagine, sulle condizioni igieniche ospedaliere a Roma.
I "pirati della Sanità" come li chiama la rivista, avrebbero ottenuto rimborsi illeciti per l’ammontare di diciotto milioni di euro; il tutto partendo da cartelle cliniche, falsificate, truccate e gonfiate. Dunque torna lo spettro della mala sanità, che se prima aveva toccato le parti più propriamente tecniche della medicina ed il degrado strutturale nonché igienico, ora si allarga anche all’ambito manageriale. Ci si chiede dove sia finita la moralità, dove, i tanto osannati giuramenti di Ippocrate, nel momento in cui si ha a che fare con la vita umana.
Sembra ormai che il business possa legittimare qualsiasi azione di disumana emarginazione, che la macchina indistruttibile del denaro sia giunta alla sua massima rappresentazione. Il materialistico aspetto dell’essenza umana sta allargando i suoi orizzonti al cospetto di una sopraffazione spirituale nonché civica. La corruzione è ormai all’apice, i sistemi sociali tutti sono
ormai in balìa della cupidigia. Dunque non ci scandalizziamo più; la Sanità è come la giurisprudenza, come la comunicazione, come la politica, come l’economia, come lo sport. Non ci sorprendiamo se il potere gerarchico sistemico non tiene più conto di chi è obbligatoriamente subordinato. Vige un cosmico arrivismo che domina il mondo odierno, in un continuo avanzamento delle alte sfere su tutti i campi e che aumenta la ormai indissolubile frattura con il resto della società, cioè il noi, l’uomo comune.
Non ci accusate di qualunquismo, di conformismo oppure di benpensantismo, ormai è nella confusione che si vive, nella resa incondizionata, nel fallimento della
società tutta che ha plasmato costoro. Come si dice spesso però per ogni azione malvagia ce n’è sempre una buona. Speriamo!!!Mi viene di dire. Il tutto è riferito a tanta buona Sanità che ci attorna. Pensiamo agli operatori di pace sul suolo di guerra, alla Croce Rossa, ad Emergency ed a tanti professionisti che ogni giorno nei nostri ospedali si battono alla ricerca di anche un solo appiglio nella lotta alle malattie. Il nostro mondo è, al cospetto di questa lotta continua tra bene e male, tra giusti ed ingiusti tra malfattori e magnanimi, il limite dell’uomo che c’era c’è e
sempre ci sarà.
Patrizio Rosati

6/11/2008

Io sono antifascista


Notizia dell’ultima ora: il nostro duce Gianni Augusto Alemanno è stato portato d’urgenza al pronto soccorso. Il dottor Gregorio Fascio, medico dell’ospedale Littorio di Roma, ha diffuso prontamente a diagnosi: dux nostra lux è affetto dalla sindrome di Andreotti.
La medaglia con la croce celtica che Alemanno porta al collo ha iniziato a pesare troppo, e al sindaco della sacra urbe eterna s’è incrinata la schiena. Tutto era iniziato una decida di giorni fa, quando la showgirl Mara Carfagna - Ministra delle Ìmpari Opportunità - ha negato il patrocinio al Gay Pride. Il nostro condottiero ha colto la palla al balzo aggiungendo:
”Anche il Comune di Roma negherà il patrocinio al Gay Pride, perché l’abbiamo già dato al Nazi Raid”. Una squadra di camerati ha infatti operato nella giornata di martedì scorso. Alcuni vili rossi universitari, occupando la presidenza, avevano impedito che l’organizzazione di partecipazione democratica Forza Nuova tenesse un convegno alla Facoltà di Lettere de La Sapienza sul tema delle Foibe: il preside della Facoltà Guido Pescosolido aveva dato l’autorizzazione a Forza Nuova, e per questo viene definito da alcuni sovversivi un perfetto imbecille.
I giovani camerati avevano invitato per l’occasione persino l’ill.mo europarlamentare Roberto Fiore, ma la propaganda comunista ostacolava l’evento adducendo questioni di merito: la giornata in ricordo delle Foibe è il 10 febbraio, perché trattare un simile tema a fine maggio? È evidente - continuano i sovversivi - che quelli di Forza Nuova sono dei
ritardati. Gli studenti rossi meritavano pena esemplare, e così alcuni squadristi hanno creduto, obbedito e combattuto, sprangando tenacemente alcuni studenti che attacchinavano manifesti sovversivi in via De Lollis e spedendoli all’ospedale.
Tra gli arditi picchiatori fascisti c’era Martin Avaro, responsabile della sezione piazza Vescovio, coordinatore provinciale di Forza Nuova e tra i protagonisti del documentario di stampo bolscevico "Nazirock”. Sembra che il duce Alemanno voglia gratificarlo assegnandoli l’Assessorato alla Rettitudine, la cui funzione sarà piegare la schiena ai sovverisivi. Tra questi segnaliamo Giorgio Bocca, che dopo Indro Montanelli ed Enzo Biagi è l’unico giornalista della vecchia guardia rimasto a romperci le imperiali palle. Il lurido ex partigiano ha affermato di essere “uno di quelli che si è battuto per il ritorno dell’Italia alla democrazia e per la sconfitta della dittatura fascista; difendo la memoria della stagione partigiana che riscattò questo Paese. Ma oggi sono uno sconfitto, hanno vinto loro”. È con gioia che riportiamo le frasi di Bocca: finalmente torniamo a tracciare il corso della Storia, ed anche i sovversivi riconoscono la nostra nera vittoria.
Tuttavia il lavoro è lontano dal ritenersi concluso: in giro ci sono ancora dei banditi che osano affermare di essere antifascisti.

TACO

Non sono un animale

L’altra sera in un quartiere periferico di Roma si è svolta una caccia al Trans, da parte delle forze dell’ordine e della gente che esasperata è scesa in strada per farsi giustizia da sola, visto che le proprie istanze in questi anni non sono state ascoltate da nessuno.
Questo stato di esasperazione ha prodotto una caccia all’uomo che ci riporta alla mente altri tempi.
Una scena raccapricciante, dove uomini inseguivano altri uomini (i trans che in quel momento si trovavano su la strada a prostituirsi), con grida e insulti di vario tipo.
Alla fine la caccia è stata avara, solo due prede. Mentre la prima rassegnata al suo destino veniva caricata su un’auto delle forze dell’ordine, la seconda non voleva arrendersi al suo stato di “bestia”,gridava e si dimenava per il suo diritto ad esistere, gridando con tutto il fiato in corpo: non sono un animale, nell’indifferenza generale.
Queste parole hanno riecheggiato nella mia mente come un atto di accusa alla mia impotenza. Mi domando e vi domando, ricordando anche la vicenda della caccia al Rom a Napoli, è possibile che il nostro Paese ha scelto la strada dell’intolleranza più ceca, come siamo arrivati a tutto ciò e soprattutto di chi è la colpa di questa esasperazione sociale?
E’ bene ho la risposta a questa domanda, ecco i nomi dei colpevoli: Berlusconi, Veltroni, Prodi, Fini, Casini, Di Pietro, Giordano, Dilliberto e tutta la Casta.
Ma questa risposta non mi convince, non sono stato sincero fino in fondo la mia coscienza si ribella, non sono loro i veri colpevoli, al massimo sono dei macabri attori in un teatro ormai vuoto e con le scene decadenti.
Allora di chi è la colpa?
Semplice, ma difficile da accettare, è mia, perché in questi anni mi sono fatto strumentalizzare da un sistema di odio, o con Berlusconi o contro Berlusconi che ha impoverito di contenuti ed ideali la grande arte della politica. E’ mia perché ho legittimato questo sistema con il mio voto (il cosiddetto voto utile) e ho fatto salire sul palco dei mezzi attori che hanno reso mediocre una grande opera.
E’ mia perché anche io ho scelto di essere spettatore critico, forse, ma comunque spettatore e non aver avuto la forza e il coraggio di salire sul palco e cercare di scardinare il sistema.
E ora non mi resta che attendere il mio turno ad essere preda e dover anche io un giorno
gridare non sono un animale.
Antonio Nesci

6/10/2008

Media razzisti?


I più attenti avranno notato, qualche settimana fa, lo scarso rilievo dato alla notizia di uno stupro di una donna rumena commesso da un italiano. I giornali le hanno dedicato poco spazio, molto meno di quello che tutte le testate avevano riservato allo stupro commesso a Roma da un uomo di nazionalità rumena.
Perché due stupri vengono trattati in modo differente? Entrambi sono avvenuti in Italia ed entrambi hanno visto come vittima una donna straniera. L’unica risposta possibile sembra essere che a differenziare le due notizie sia la nazionalità dell’aggressore: quando lo stupratore è rumeno prime pagine, interviste, inchieste, ecc., quando lo stupratore è italiano ci si può fermare ad un trafiletto. La discriminazione tra due persone, anche se si tratta di due stupratori, sulla base della propria etnia ha un nome ben preciso: razzismo. Oggi fa notizia la violenza di un extracomunitario, quella di un italiano no: nella gente si alimenta così una
percezione di insicurezza che porta ad atteggiamenti e a comportamenti xenofobi. Se il giornalismo ha l’obiettivo di far conoscere la verità al pubblico, i mezzi di comunicazione non possono continuare a distorcere
la realtà cavalcando l’odio verso lo straniero che sta caratterizzando la società italiana in questo periodo, un odio a cui ha ben contribuito uno schieramento politico, da cui i media, almeno quelli che non ne sono direttamente controllati, dovrebbero cercare di non farsi sottomettere.
A questo proposito Roberto Natale, presidente della Fnsi (Federazione Stampa Nazionale Italiana) ha dichiarato all’Ansa che "la fine della campagna elettorale e la differente attenzione della politica sono un problema che riguarda i partiti e la frequente strumentalità dei loro interventi. Ma l’informazione dovrebbe avere un metro di misura
delle notizie più omogeneo, più autonomo, e non subalterno alle logiche della lotta politica. E’ bene ricordarlo, nel momento in cui le questioni della sicurezza hanno assunto una rilevanza centrale nel dibattito pubblico.
E’ importante che chi fa informazione senta per intero la responsabilità di scelte professionali che, con il silenzio o con l’enfatizzazione, possono avere un impatto assai pesante sulla convivenza fra italiani e stranieri.
Una notizia è una notizia sempre". Ma a quanto pare le parole di Natale non sembrano state accolte da molti giornalisti. Uno di questi giorni infatti il Tg2 ha trasmesso un servizio che racconta di una ragazza musulmana, residente con la famiglia in Italia, vittima di violenze a casa per i suoi comportamenti ritenuti troppo "occidentali" dal padre. La vicenda è triste, ma nei mezzi di comunicazione è chiaro l’intento di voler costruire lo stereotipo dell’islam come religione intransigente e violenta. Se si pensa
che i dati indicano che la maggior parte delle violenze sulle donne avviene nelle mura domestiche, come mai fa notizia la violenza che avviene in una casa abitata da musulmani e non quei tanti episodi che avvengono in famiglie italiane? Anche questoè razzismo.
Andrea Pranovi
andrea.pranovi@underpress.it
“Prima vennero per i comunisti, e non alzai la voce perchè non ero
comunista.
Quindi vennero per gli ebrei, e non alzai la voce perchè non ero ebreo.
Quindi vennero per i cattolici, e non alzai la voce perchè ero protestante.
Poi vennero per me, e a quel punto non vi era rimasto nessuno che
potesse alzare la voce”
- Bertold Brecht, da uno scritto del pastore luterano Martin Niemoller
-
SHAME
Signore e Signora Zingari
padre e madre miei:
io vi onoro
Fanciulla Sinta, ragazzo Rom
fratelli miei:
sono basso e mezzo terrone
per un fascista padano
ipoteticamente inferiore
ma sulla mia pelle si colora
secolare vanto
la superiorità del bianco
Bambino Sinto, bimba Rom
figli miei:
vorrei esser fiaba
per cullarvi
in una notte di silenzio
vorrei esser pioggia
per proteggervi
dall’odio delle molotov
Da dove veniamo
Chi siamo
Dove andiamo?
Sono italiano e
ne provo vergogna

diDaniele Ferro

6/06/2008

Cristo scendi dalla croce

Papa Nazinger continua a scassare le palle, ma soprattutto le ovaie. La settimana scorsa ha affermato che la legge 194 “in trent’anni non ha risolto il problema dell’aborto: ha svilito il valore della vita e ha aperto nuove ferite nella società”. È peggio dei comunisti mangia-bambini, ha sempre in bocca gli embrioni.Potrebbe parlare di cose un po’ più concrete. Gesù disse: “Ciò che viene fatto ai poveri è a me che viene fatto”. Allora perchè papa Nazinger non dice qualcosa sui Rom? Niente di niente, silenzio vaticano. Ci pensa allora Di Pietro a parlare: riguardo l’ipotesi sul reato di immigrazione clandestina (genialata partita dall’ “emergenza rom”) ha detto di essere d’accordo sull’istituzione di tale reato per “evitare che l’Italia diventi il vespasiano d’Europa”. L’ex magistrato di Mani Pulite ha evidentemente manie igieniche, ma paragonare gli immigrati disperati al piscio ci pare brutta cosa: per protesta, invitiamo chi si
trovi a passare davanti a casa sua a pisciargli sul portone. Dalla questione rom, dicevamo, è partita una proposta legislativa, il “pacchetto sicurezza” approntato dal leghista Maroni. Peccato che il pacchetto, oltre ad essere molto probabilmente incostituzionale sotto certi aspetti, non piaccia per nulla anche all’Unione Europea perchè violerebbe alcune normative comunitarie. Insomma, non è che sto decreto legge sia stato pensato molto bene: forse che il Ministro degli Interni al posto della testa c’ha i maroni? Comunque tra lui e La Russa è una bella sfida. Riguardo la supposta emergenza sicurezza – visto che i reati, in realtà, negli ultimi anni sono sempre diminuiti - Il Ministro della Difesa ha detto che si sta studiando “un disegno di legge per un pattugliamento dalle 18 alle 2 di notte, partendo da 6-7 città: si tratterebbe di prevedere in ognimcittà 100 gruppi composti da 5 persone, ad esempio poliziotto, carabiniere,
soldato, vigile urbano". Ma sì dai, chi più ne ha più ne metta: aggiungiamoci puttane, saltimbanchi, mangiafuochi, scimmie, deputati e senatori e facciamo delle allegre combriccole sfilanti per le città, almeno ci divertiamo pure un po’.
Di allegria ne avrebbero bisogno gli amici campani, che vivono immersi nella munnezza. Ma ci penserà il Consiglio dei Ministri, fissato a Napoli, a portare un po’ di allegria. Odino Silvio alloggerà in una suite di 350 metri quadri, con piscina in camera, palestra privata, giardino pensile e due bagni, di cui uno con vasca idromassaggio extralusso e marmi pregiati. Il tutto per la modica cifra di 4200 euro a notte. Stesso discorso per i componenti della squadra di governo, che tuttavia dovranno accontentarsi delle rimanenti suite, con un prezzo oscillante fra i 750 e i 4000 euro a notte. Non siete contenti? Non vi mette allegria? Chissà chi paga...
Comunque il problema munnezza sarà risolto: partiranno verso la Germania 3.500 tonnellate di rifiuti. Dal letame nasceranno pure i fiori, ma grazie agli italiani i tedeschi (visto che lo smaltimento dei rifiuti in terra crucca non è affatto gratis) hanno capito come far nascere euro dall’immondizia. Per quanto riguarda la quantità sempre maggiore di topi che scorrazzano nelle vie cittadine, invece, si sta pensando di radunare a Napoli tutti i cinesi presenti nel nostro Paese. Boccone dopo boccone, ci penseranno loro a farli fuori. A proposito di Cina, la fiaccola olimpica porta una sfiga della madonna: a causa del terremoto siamo a quota 71 mila tra morti e dispersi. Intanto nella vicina Birmania, devastata dal ciclone, il regime militare
continua a negare l’accesso alle organizzazioni straniere di aiuto. Appelliamoci a Bush: lui, che porta la democrazia in giro per il mondo, sicuramente libererà il popolo birmano dal regime. Spostandoci ad ovest del pianeta arriviamo in Sudafrica, dove i cittadini neri sudafricani, organizzati in ronde, stanno picchiando ed ammazzando gli immigrati neri che fuggono dai Paesi vicini, in particolare dallo Zimbabwe guidato da un feroce regime dittatoriale. Oooh, i leghisti di casa nostra saranno contenti: se si ammazzano tra di loro, sti negri, non verranno a importunarci nella nostra terra. Ma torniamo in Italia. Il 16 maggio Domenico Noviello, che aveva denunciato sette anni fa cinque affiliati camorristi per tentata estorsione,
è stato ammazzato con venti colpi in generale, e poi uno preciso alla nuca: un’esecuzione. Se gli studenti avessero la memoria delle varie mafie sarebbero tutti 30 e lode. Nel civile Nord Italia, invece, le persone si ammazzano da sole. A Torino Riccardo La Mantia, 20 anni, si è dato fuoco per paura di perdere il lavoro. Ora è in coma, gravissimo. E insomma, per morire ustionati mica c’è bisogno dei roghi della ThyssenKrupp. In tutto ciò, ci chiediamo cosa stia succedendo alla vita di questo mondo. Da un sondaggio pubblicato su Famigghia Cristiana, sembra che anche i parrocci di provata fede si stiano chiedendo dove sia andato a finire Dio. Forse sta giocando a briscola con papa Nazinger.

LA LINGUACCIA
Rubrica satirica di Taco

5/31/2008

Pomezia Scienze della Comunicazione Roma

Benedetta Cosmi accetta l’invito e scrive un articolo per la Redazione di Straparlo, giornale universitario degli studenti di Pomezia, lo pubblichiamo anche su "Off-line" perché parla di noi.
C’è un Consorzio, le aziende sono vicine, gli assessori anche, non trovi il Preside, il Rettore neanche a dirlo, la biblioteca non c’è. Che cosa è? La realtà universitaria di Pomezia. Strano per chi ci giunge da Piazzale Aldo Moro o da Via Salaria; mi piacerebbe fare un riassunto rappresentativo; e il termine non è casuale per chi da tre anni è presso il consiglio di Facoltà di Scienze della Comunicazione della Sapienza, rappresentante degli studenti.
È dalla triennale che mi ripromettevo che sarei andata almeno in visita presso la mia sede distaccata, al Campus Selva dei Pini.
In zona Cesarini, ce l’ho fatta. Questo articolo nasce perché mi sento in colpa. Ho sfruttato la "trasferta" di Radio Sapienza per non mancare, ma ce ne ho messo di tempo, oltretutto è lasciato alla spontaneità invece dovrebbe essere un appuntamento istituzionalizzato quello con rappresentanti e presidenza. Era un venerdì e a maggior ragione desolante da trascorrere nel cortile della nostra sede romana, poco affollata perché la maggior parte degli iscritti tra fuorisede e pendolari erano già in partenza per mete extra-universitarie. Non escludo che il processo che vorremmo avviare, "La Comunicazione degli studenti", non ci porti invece presto a trascorrere la domenica insieme alternando film, dibattiti, reading, tornei, sport, finalmente sport per noi della città, finalmente i grandi eventi culturali firmati Sapienza anche da voi,… altrimenti sede distaccata sa di difetto affettivo.
Io credo che Pomezia meriti Rappresentanza nei cdf! Invito a pensare alle vostre candidature per il rinnovo che avverrà a Novembre 2008. Lascio una mail per contattarci: comfusi@gmail.com, seppur con un ritardo vergognoso oggi sono consapevole di avere colleghi "legittimi", quasi userei la metafora della fiction del momento, per rendere l’idea che dobbiamo fare i conti con una famiglia allargata, quella che la Sapienza ormai è. Prometto di realizzare alcune delle iniziative approvate col
Prof Mario Morcellini, proprio la mattina di quel venerdì, anziché nelle solite strutture, presso la vostra pineta, se non intorno alla piscina nonostante il buon periodo, certamente di fronte il campo da tennis; e anche la letteratura ci viene incontro, penso ai Giardini dei Finzi Contini. A quel connubio esercitato dai suoi protagonisti. Magari festeggiamo anche le lauree lì, come nelle atmosfere de "Il ballo di fine anno", che ricorda i college, ma se il polo pontino ha un quid in più certamente è questa atmosfera. Mettiamo su un palinsesto, per vederci a Pomezia.

5/13/2008

Anche Roma mettela freccia a destra


Se la vittoria di Berlusconi alle elezioni politiche era decisamente prevedibile, molto meno lo era quella di Gianni Alemanno nella corsa al Campidoglio. Il candidato di An è il nuovo sindaco di Roma, con un distacco di circa il 7% su Rutelli al secondo turno. Sul successo di Alemanno ha influito sicuramente la “svolta a destra” dell’Italia, accentuata nel ballottaggio dalla voglia di salire sul carro del Pdl da parte di molti e dalla delusione di una parte dell’elettorato di centro-sinistra.
Ma la vittoria dell’ex ministro dell’Agricoltura trova alcune spiegazioni anche nella capitale. Innanzitutto va detto che Alemanno, ex Fronte della Gioventù e Msi, incarna una destra sociale che a Roma gode di un certo seguito. Ma oltre alle motivazioni ideologiche c’è dell’altro: se si pensa che due anni fa Veltroni aveva battuto Alemanno al primo turno, si capisce come la politica dell’attuale leader del Pd abbia lasciato parecchio malcontento. Per molti Veltroni si è preoccupato troppo dell’immagine mediatica della città (Notte bianca, Festa del Cinema, ecc.) e troppo poco dei problemi quotidiani dei romani, soprattutto nelle periferie, dove il successo del centro-destra è stato ancora più netto. Anche la scelta di candidare Rutelli, già sindaco due volte, forse non è piaciuta a tanti: non si può infatti trascurare il voto disgiunto di 60mila elettori che hanno scelto il candidato
del Pd Zingaretti alla Provincia e Alemanno al Comune. Ma l’elemento che probabilmente ha spianato la strada al trionfo elettorale del Pdl anche nella città eterna è rappresentato dai recenti dibattiti sulla sicurezza. Hanno fatto breccia nei cittadini della capitale i proclami xenofobi e razzisti della destra, proprio mentre i media hanno amplificato a dismisura l’”emergenza sicurezza”. Cero è che quando uno schieramento politico possiede e gestisce i mezzi d’informazione è più facile per questo alimentare nelle persone bisogni su cui poi basare la campagna elettorale. Questo non significa che la sicurezza è un problema inesistente o esclusivamente calato dall’alto. E’ vero infatti che una consistente percentuale di alcuni tipi di reati è commessa da immigrati irregolari, ma è anche vero che l’immigrazione è accettata, e sfruttata, da quel mondo imprenditoriale così vicino al centrodestra che prima richiede manodopera a basso costo e poi si scaglia contro gli extracomunitari per ottenere consensi. E stavolta di consensi ne ha ottenuti molti.
Andrea Pranovi
andrea.pranovi@underpress.it

Una festa zoppa


Venerdì 25 aprile io ed Antonio Nesci eravamo in manifestazione: insieme ad altre quarantamila persone abbiamo camminato da Porta San Paolo a Piazza Vittorio Emanuele, e ne abbiamo approfittato per guardarci attorno, raccogliere qualche intervista e capire quali fossero le opinioni ed i sentimenti dei cittadini lì presenti.
La prima impressione si è poi rivelata essere la compagna della manifestazione: troppe bandiere di partito, troppe falci e martello o simboli del Piddì. Sono troppo giovane per sapere con certezza cosa sia successo nella storia politica e culturale del nostro Paese perché la giornata della Liberazione divenisse una festa di parte. Lo posso immaginare: una scuola sempre più scandalosa col passare degli anni (alcune ragazze delle superiori ci hanno detto di non aver mai letto Fenoglio, Calvino o Pavese), una società di massa rincoglionita dalla televisione, politici rampanti che strumentalizzano la Storia a proprio consumo o che la ignorano indecentemente
- come il prossimo Presidente del Consiglio che non ha mai celebrato il 25.
Se lo ficchino bene in testa, coloro che pensano alla Liberazione come una cosa sorpassata: se siamo qui a parlare, a studiare, a discutere per differenti posizioni politiche, lo dobbiamo a quei liberali, a quei comunisti, a quei cattolici, a quegli anarchici, a quelle persone semplicemente libere che dall’8 settembre 1943 si ribellarono all’oppressione nazi-fascista. E invece no, ci si ritrova in manifestazione per il 25 Aprile immersi in un’atmosfera palesemente di sinistra, perché a questo punto,msiamo arrivati: dacché fu dell’intero popolo italiano, oggi la Liberazione è una festa di parte. E a me sta cosa fa schifo. Al sig.Malaguti, all’epoca il partigiano Biondino, abbiamo chiesto cosa rimane della Resistenza oggi. “Rimane la Costituzione”, ci ha risposto.
La Costituzione è di sinistra o della Repubblica democratica? Il cittadino di destra gode o no dei diritti sanciti nella nostra carta costituzionale? E allora perché la manifestazione del 25 è tinta di rosso? Attenzione, non dico che la colpa sia della destra: può essere che la sinistra abbia strumentalizzato la Liberazione, e quindi lo schieramento avverso - a torto - se n’è tirato fuori. Non lo so. Credo che il peccato originale risieda nella degenerazione della società e del valore della memoria a cui ci siamo abbandonati. A cui ci hanno abituati. Io non me la sentirei di dare del cretino ad un sedicenne che non sapesse spiccicarmi due parole in croce, profonde, sul senso della Liberazione. Se non ne fosse capace, sarebbe una vittima: è la scuola a non averglielo insegnato. O la famiglia. In manifestazione abbiamo intervistato un bambino che era lì coi genitori, avrà avuto otto anni. Sua madre ci aveva detto che il giorno di Pasquetta l’hanno portato a visitare le Fosse Ardeatine. “Tullio, che ricordo ne hai?”. La sua risposta semplice arriva dritta al cuore, e mi fa credere che le parole dell’innocenza andrebbero ascoltate molto più spesso, sempre: “Mi ha messo tristezza pensare a quella gente innocente che è stata presa ed uccisa senza motivo”. È stata la povera gente, innanzitutto, a subire l’oppressione. Quel bambino, inconsapevolmente, ha espresso uno stesso concetto di Piero Calamandrei: “Sono le lacrime e il sangue del popolo che hanno cementato i muri maestri della Costituzione italiana”. Le generazioni possono ancora parlarsi, senza bandiere e colori. Basterebbe che ogni giorno venisse rispettata una manciata divalori: quelli per cui sono morti i padri della nostra Repubblica.
Daniele Ferro
daniele.ferro@libero.it

4/28/2008

quando un operai muore

LA LINGUACCIA Rubrica satirica di Taco

Cominciamo bene

Dopo le corna ed il kapò al socialista Schultz – ricordi ormai di lustri or sono - Berlusconi torna alla ribalta
comica internazionale con due belle gaffe. E non è ancora Presidente del Consiglio. Martedì 15 aprile, a Radio Montecarlo, Odino Silvio ha detto che “Zapatero ha fatto un governo troppo rosa, che noi non possiamo fare anche perché in Italia c’è una prevalenza di uomini”. Mah, a parte il fatto che se al governo ci dovesse mettere donne come la Prestigiacomo di sicuro la maggioranza dei maschi italici preferirebbe vederle ballare a Striscia la Notizia, a quanto ci risulta nel nostro Paese ci sono più donne che uomini, quindi il discorso non regge a priori. In ogni caso le spagnole ci sono rimaste un tantino male, una per tutte la ministra alle Infrastrutture signora Alvarez, che ha affermato: ”Le parole di Berlusconi sono un’offesa. [...] molte donne non vorrebbero lavorare con un politico che pensa questo delle donne”.
Vista l’alta considerazione di Belli Capelli per il genere femminile, ci chiediamo cosa se ne faccia della Brambilla. Ma lasciamo l’ardua risposta ai cani che durante le cene di Arcore aspettano qualche boccone da sotto al tavolo. Non contento, Odino Silvio ha voluto fare “il simpa” – come direbbero nell’avanzato Nord - anche al fianco dell’amico fraterno Putin, accolto giovedì 17 nella villa in Costa Smeralda assieme a cabarettisti e ballerine del Bagaglino ed al cantore epico Mariano Apicella. Così i due statisti se la sono risa fino a tarda notte. Italiaaaani!: la politica internazionale è una cosa seria, ed infatti tra una minchiata su Alitalia e l’altra, il giorno dopo c’è stato persino il tempo per una conferenza stampa, in cui il Presidente in pectore ha mostrato il suo lato più scherzoso. La giornalista russa Natalya Melikova ha chiesto a Putin ragguagli riguardo la relazione con la ginnasta Alina Kabaeva (e questo ci fa immaginare che di giornalisti inutili non ce ne siano solo in Italia e che pure in Russia ci possa essere un tiggì come Studio Aperto): l’ex ufficiale del Kgb l’ha gelata con lo sguardo, e Berlusconi le ha fatto “pum pum”, mimandole altresì il gesto del mitra.
Allora, occhèi che la giornalista avrebbe potuto farsi i cazzi suoi, ma il mitra - come ricorda la Federazione Nazionale della Stampa Italiana - richiama alla mente i duecento e più reporter uccisi in Russia negli ultimi dieci anni, da chi non si sa. Cioè, dal governo russo, ma non ditelo troppo in giro. La Melikova si sarà vista davanti la povera Anna Politkovskaja ed è scoppiata in lacrime. Capiamo dunque perché Belli Capelli abbia detto “farei volentieri il cambio tra stampa russa e italiana”: meglio un giornalista che piange rispetto a uno che fa domande.
Ma via, lo sapevamo che Berlusconi è un burlone per natura, e se gli italiani l’hanno votato è giusto intrattenere il popolo con qualche goliardata. Piuttosto sembrano essere usciti pazzi quelli del Partito Democratico. Mentre le mummie della Sinistra Accozzaglia litigano - dall’alto del loro 3% - su falce e martello, Dabliu Veltroni ha annunciato un governo ombra per fare opposizione: con un sequestro lampo hanno preso GiuliAno Ferrara, al fianco gli metteranno Fassino, e uno per il largo l’altro per il lungo faranno un’ombra della madonna, ci potranno stare dietro tutti i dirigenti del PD (sempre che Fioroni si metta a dieta). D’Alema e il suo cinismo possono dunque spadroneggiare: “L’avevo detto io” – ha affermato - “che dopo il «si può fare» dovevamo mettere i puntini. Così ora potevamo aggiungere:
«una bella cagata»”. A proposito, per avere un commento a freddo passata la sbornia del post elezioni abbiamo intervistato Pietro, operaio di Bergamo, e gli abbiamo chiesto se abbia dato preferenza alla
Sinistra o alla Lega. “A nessuno dei due “ - ha risposto - “in verità prima del 13 aprile non sono andato in bagno per quattro giorni: nella cabina elettorale volevo fare come il ragionier Fantozzi. Solo che poi, lì dentro, a vedere simboli e nomi dei partiti mi sono venuti in mente i candidati e mi sono costipato”.
Tiriamo lo sciacquone su queste elezioni, va, e guardiamo avanti.

4/25/2008

La violenza sulle donne

Pensavamo tutti che il caso Giovanna Reggiani, donna violentata ed uccisa nelquartiere di Tor di Quinto a Roma nello scorso ottobre, fosse l’ultimo vile e sanguinario atto di efferatezza, spietatezza e misoginia umana. Ebbene no, visto le ultime cronache che sono giunte in questi ultimi giorni, da Milano, Torino ed ancora Roma che hanno denotato ancora una volta questa forma di intolleranza e denigrazione maschile, nei confronti delle donne. A Milano, lo scorso 18/04, una studentessa erasmus americana, ha subito lo stupro nel cuore della città, da un uomo di origine egiziana, mentre a Torino ieri, una giovane donna di 27 anni di nome Fatima è stata vittima di soprusi da parte di due albanesi, al di fuori di un locale. Poi è stata la volta di Roma, sempre nella giornata di ieri, in cui un’altra studentessa marocchina di 31 anni non ha potuto nulla contro la barbara azione di un rumeno. Sembra aprirsi dunque uno scenario spettrale, nonché delirante che denuncia lo status di profonda avversione nei confronti delle donne, vittime sacrificali e con l’unica colpa di essere il primo oggetto di sfogo da parte di questa cruda realtà dell’immigrazione clandestina. Si la clandestinità, il vero problema relativo alla sicurezza che sembra attanagliare le istituzioni, al cospetto a questo punto, di una presunta dichiarazione di guerra da parte di costoro che agiscono in modo così disumano. Cosa fare? Sembra questo l’interrogativo che si pongono le nostre cariche dello Stato all’indomani dell’esito elettorale ed in relazione al prossimo ballottaggio a Roma tra Rutelli e ed Alemanno. Dunque la sicurezza, come era stato del resto nel caso Reggiani, diviene il primo nonché il più urgente tema da affrontare a livello sociale e politico. Una sicurezza da garantire
ai cittadini con contemporanea eliminazione dell’aspetto clandestino dell’immigrazione che sembra mettere d’accordo tutte le alte figure politiche. Il tutto cercando di non sollevare un problema “rumeno” che possa in qualche modo esortare una sorta di “caccia alle streghe” di stampo razzista e neonazista e di
creare dunque una giustizia fai da te. L’integrazione va plasmata con una regolarizzazione dei comportamenti sociali in stretto contatto con il mondo del lavoro e dell’occupazione.
Patrizio Rosati

Roma al ballottaggio

Si vota domenica 27 e lunedì 28 aprile per i ballottaggi delle elezioni amministrative. Occhi puntati su Roma, dove si sfideranno Francesco Rutelli e Gianni Alemanno. La vittoria di quest’ultimo sarebbe l’ennesima conferma della tendenza dell’Italia a spostarsi a destra e rappresenterebbe una svolta drastica
per la capitale, dove solo due anni fa era stato netto il successo di Veltroni sullo stesso Alemanno.
Nel primo turno Rutelli ha ottenuto il 45,7% dei voti, contro il 40,7% dello sfidante del Popolo della libertà. Cinque punti percentuali che potrebbero però essere nettamente ridotti, visto che con tutta probabilità sul nome di Alemanno confluiranno i voti della Destra di Storace, con il quel tuttavia non è stato ufficializzato l’apparentamento dopo le perplessità espresse dalla comunità ebraica. L’Udc ha invece lasciato libertà di voto ai propri elettori. Un altro elemento che potrebbe favorire Alemanno è l’effetto della vittoria del Pdl a livello nazionale, che potrebbe portare molti voti di coloro che decideranno di salire
sul caro dei vincitori. A vantaggio di Rutelli potrebbe invece giocare l’astensionismo, che nelle precedenti
tornate amministrative è sempre stato maggiore a destra (o almeno così sembrerebbe se si paragonano i
risultati delle elezioni politiche con quelli delle amministrative e dei referendum).
Molti cittadini infatti potrebbero restare a casa o andare al mare se non richiamati dal voto nazionale.
Il tema centrale della campagna elettorale è sempre più la sicurezza, dopo i recenti fatti di cronaca e l’enfasi posta su questi da parte dei media. L’amplificazione a dismisura di alcuni fatti di cronaca nera ha infatti creato in gran parte degli italiani un bisogno eccessivo di sicurezza e un sentimento xenofobo,
che hanno contribuito non poco alla vittoria del centro-destra.
Andrea Pranovi
andrea.pranovi@underpress.it

4/22/2008

OFF-LINE N14 del 22/4/08

Per scaricare OFF-LINE copia il link ed incollalo in una nuova pagina web:
http://officinasdc.altervista.org/off-line/offlinenumero14.pdf

4/21/2008

Il crollo della sinistra

Berlusconi ha stravinto. Schiacciante il divario tra Pdl e Pd. Impressionante il successo della Lega. Buono il risultato dell’Italia dei Valori. Ma il dato più eclatante che è uscito dalle urne è la sconfitta della Sinistra-Arcobaleno. 3% alla Camera e 3,2% al Senato: lontano dalla soglia di sbarramento del 4% a Montecitorio, lontanissimo da quella dell’8% a Palazzo Madama. In Parlamento non siederanno nemmeno un deputato o un senatore comunista. Non era mai successo nella storia dell’Italia repubblicana. Sulla disfatta della Sinistra-Arcobaleno hanno pesato senza dubbio i continui richiamo in campagna elettorale al “voto utile”, oltre all’anticomunismo dilagante nel paese. Ma attribuire la causa di 3 milioni di voti in meno rispetto al 2006 a fattori esterni e pensare che la sinistra radicale sia vittima indifesa del processo di “semplificazione del quadro politico” sarebbe un errore. La sinistra ha bisogno di fare autocritica, perché non sono pochi gli sbagli commessi negli ultimi anni. Nei mesi del governo Prodi i partiti della sinistra hanno deluso le aspettative votando il rifinanziamento della missione in Afghanistan, nonostante la manifestazione di Vicenza, e il protocollo sul welfare, che invece era stato bocciato nelle fabbriche. Caduto il governo il processo unitario di Rifondazione, Comunisti italiani, Verdi e Sd ha portato alla creazione di un cartello elettorale il cui programma ha preferito porre l’accento su temi come le unioni civili, mettendo i secondo piano argomenti cari ai lavoratori e alle lavoratrici come la lotta alla precarietà e la sicurezza sul lavoro. Anche Bertinotti e compagni hanno inoltre deciso di puntare sul marketing politico, sull’immagine: via la falce e martello, rimpiazzata dall’arcobaleno. Ma la sinistra non è arcobaleno: è rossa. Forse l’hanno dimenticato, sicuramente l’hanno pagato. Molti astenuti e i voti ai partiti minori
che hanno mantenuto il simbolo storico (oltre a quelli forse andati alla Lega) provengono dall’area di rifondazione e degli altri partiti che oggi compongono la Sinistra-Arcobaleno. Se nell’Unione la sinistra si era sottomessa a riformisti, moderati e centristi, con la scelta del Partito Democratico di correre da solo si è persa l’occasione per costruire un progetto veramente alternativo.
Ora a sinistra si apre un periodo di riflessione nel quale sarà importante capire i perché della debacle. E’ necessario rimboccarsi le maniche, ripartendo dalle piazze, riconquistando la fiducia soprattutto nelle fabbriche. E’ difficile. Ma si può fare. Anzi, si deve fare.
di Andrea Pranovi
andrea.pranovi@undeprress.it